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La perfezione che la monaca di vita contemplativa deve cercare, oggi come alle origini di questa forma di vita religiosa, non è quella di chi si sforza di apparire, pensare o agire come se fosse perfetto , bensì quella di chi si rende conto d'essere un peccatore come tutti gli altri, ma un peccatore amato, redento e mutato da Dio. La vigilia della sua professione religiosa, suor Francesca l'ha ricordato a noi tutte, Monache Domenicane di Castel Bolognese, in una breve e commossa riflessione su quest'amore sconfinato di Dio per la sua creatura che la sospingeva a consacrarsi al Signore nella clausura, mentre le considerazioni sulla nostra debolezza naturale la inducevano piuttosto a scappare. In questa lotta dell'anima, che ogni monaca incontra nella sua vita interiore, deve aver prevalso nettamente il Signore, perché l'indomani 11 febbraio, giorno in cui la Chiesa ricorda la B. Vergine di Lourdes, Francesca ha emesso i suoi voti di obbedienza con una gioia così grande e incontenibile da contagiare tutti i presenti, gli amici e i conoscenti.
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Qualunque sia il posto che una monaca occupa nella comunità - si tratti di una persona attiva, la cui spiritualità si esprime in concrete opere di misericordia, o di una superiora impegnata nel governo del monastero, oppure di uno spirito contemplativo o di un temperamento solitario - ognuna contribuisce alla vita della comunità svolgendovi la sua particolare funzione. Tuttavia, anche nella diversità dei compiti e dei caratteri, resta inalterata la sostanza della vita contemplativa che è la contemplazione in sé stessa, cioè il possesso di Dio mediante l'amore e la conoscenza. Per questo motivo tutte insieme abbiamo approfondito la conoscenza del Signore con giornate di ritiro spirituale e di istruzione, nelle riunioni comunitarie e nello studio, come richiede il nostro specifico carisma domenicano.
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